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Le tentazioni di fra' Michele

Le tentazioni di fra' Michele 01 Marzo 2020

Le tentazioni di Cristo

 

All'inizio della Quaresima la liturgia ci propone il Vangelo delle tentazioni di Cristo (Mt 4,1-11; cf. Mc 1,12-23, Lc 4,1-13): dopo aver ricevuto il battesimo, Gesù viene condotto dallo Spirito nel deserto e qui, dopo aver digiunato e pregato per quaranta giorni, viene tentato dal diavolo. 

“Tentare” letteralmente vuol dire “provare”. Quando uno è incerto riguardo a una sua idea, ha un'impressione ma non è sicuro, quando uno ha dei dubbi, allora fa un tentativo, una prova, per vedere se la sua opinione è vera oppure no. Così il diavolo tenta Gesù per verificare se è lui il Figlio di Dio, il Cristo, il Messia inviato dal Padre. Lo dice apertamente più volte nell'introdurre le sue tentazioni (cf. Mt 4,4.6 e Lc 4,3.9). E quindi lo provoca a compiere gesti clamorosi, che manifestino la sua vera natura e la sua vera missione. La portata di queste tre tentazioni, però, va al di là del caso particolare di Gesù e diventa esemplare per tutti noi.

Ma perché Gesù si lascia tentare? E che significato hanno le tre tentazioni a cui il diavolo lo sottopone? Infatti Gesù, come Dio, è infinitamente superiore al diavolo, e, come uomo, è santo e ubbidiente alla volontà di Dio, per cui poteva evitare queste prove. Ma, se ha voluto affrontarle, vuol dire che questo ha un significato e può dire qualcosa che interessa anche noi oggi.

Tommaso d'Aquino (cf. Summa theologiae III, q. 41, a. 1) afferma che Gesù si è lasciato tentare per quattro motivi: per aiutarci contro le tentazioni, vincendo a nome nostro e in nostro favore le tentazioni del diavolo; per ammonirci, in modo che non presumiamo di essere al sicuro dalle tentazioni; per darci l'esempio, di come bisogna resistere alle tentazioni del maligno e vincerle; per stimolarci ad aver fiducia in lui e nella sua misericordia verso di noi, dal momento che egli ha provato in se stesso la tentazione e quindi sa cosa significhi essere tentati.

Le tre tentazioni a cui Gesù è sottoposto hanno il significato di indicare i tre generi di prove a cui il diavolo sottopone gli uomini, e nei quali in qualche modo si può far rientrare ogni tipo di tentazione.

La prima tentazione, quella di trasformare le pietre in pane, riguarda i peccati per così dire di tipo materiale: il disordine nell'utilizzo dei beni materiali, ai quali viene data troppa importanza o ai quali si è troppo attaccati o che vengono desiderati e ricercati in modo contrario al retto ordine riconosciuto dalla ragione (pensiamo all'avarizia, alla lussuria, alla gola...). Gesù vince questa tentazione ricordando al diavolo – e a noi – che l'uomo non vive solo di pane, che, cioè, non bastano i beni materiali per poter essere realizzati e felici.

La seconda tentazione (secondo il racconto di Luca), quella di adorare il diavolo per avere in cambio il potere e la gloria di tutti i regni del mondo, riguarda i peccati per così dire di tipo spirituale: il disordine nella ricerca dell'onore, della gloria, del potere, e quindi l'ambizione, la superbia, la vanagloria, l'invidia (per fare degli esempi). Gesù vince questa tentazione affermando che solo Dio è degno della nostra adorazione e del nostro culto. 

La terza tentazione (sempre secondo il racconto di Luca), quella di gettarsi giù dal tempio di Gerusalemme perché Dio lo avrebbe soccorso, riguarda i peccati per così dire direttamente contrari a Dio: non credere a lui, non fidarsi di lui, non mettere la propria vita nelle sue mani, pensare che la nostra felicità si raggiunga senza Dio, o facendo cose che egli ci ha proibito. Gesù vince questa tentazione affermando che non bisogna tentare Dio: noi conosciamo Dio e sappiamo che possiamo fidarci di lui.

Così il diavolo è sconfitto. Anche noi possiamo vincere nella nostra battaglia contro il male, per quanto molte e varie possano essere le sue tentazioni, se restiamo uniti a Gesù e ci facciamo forti del suo aiuto.

 

frà Michele Pari OP

(è un giovane teologo che collabora con Domuni, abita a Bergamo ed insegna a Bologna)



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