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Le promesse di Abu-Dhabi

Le promesse di Abu-Dhabi 22 Marzo 2019

Il viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi all'inizio di febbraio 2019 per i media è oramai acqua passata. Ma per la riflessione sullo sviluppo della Pace nel mondo non lo è affatto.

 

          Leggendo il Documento firmato con il Grand Imam di Al-Azhar sembra a tutta prima di essere di fronte ad un documento "onusiano": pieno di buoni e grandiosi auspici universalistici. Ma l'impressione non regge: perché i due sottoscrittori sono uomini di fede e la esprimono subito all'inizio del testo:

«La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere».

          Mai un testo "onusiano" si sarebbe espresso in termini così fondativi per la Pace proprio perché le differenze religiose sono percepite come generatrici di odio e di lotta. Storicamente non si può dire il contrario, ma oggi - quando secondo il noto dilemma di Böckenförde le società civili e liberali accettano riferimenti comuni e valori sociali che però non sanno fondare - spetta alle religioni dimostrare che esse possono fondare tali riferimenti e valori, come la fratellanza e la Pace.

 

testo del Documento

 



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