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È finito lo Stato ?

È finito lo Stato ? 02 Settembre 2019

Lo Stato contemporaneo di tipo costituzionale e democratico, tende, soprattutto attraverso i media, a presentarsi come La Società Umana. Ciò che non è controllato dalle sue strutture non è da prendersi in seria considerazione. 

L’idea di base è vicina a quella di Aristotele: solo la polis è società 'perfetta'. I migliori tra i cittadini la gestiscono e i cittadini condividono questo potere attraverso la democrazia

Ma Aristotele non pensava che la città/stato potesse entrare negli affari delle famiglie e delle tribù, essendo queste aggregazioni ‘naturali’, previe alla città.

Aristotele riprende anche da Platone, almeno implicitamente, che i governanti della città ideale sono cittadini buoni moralmente, siano in definitiva modelli delle virtù riconosciute nella società degli uomini.

All’epoca di Machiavelli /Guicciardini si scinde esplicitamente ed, ancora peggio, teoreticamente la capacità politica del governante dalla sua moralità.

Con l’Illuminismo, cambia la morale - rifiuto frontale di quella cristiana - ma i governanti sono comunque dei ‘puri’ (Robespierre).

Anzi lo Stato, diventato moderno attraverso la razionalizzazione/accentramento, è – dopo l’eliminazione del ruolo sociale della religione – il solo luogo pubblico dell’uomo civile e morale.

Ma attualmente, lo Stato “occidentale” non è più l’unico spazio pubblico dell’uomo civile o meno. È in realtà diventato solo un centro di servizi. Non ha più una propria “ideologia” . Quella costituzionale, fondata sui diritti umani ma interpretati ancora in senso tradizionale, quindi solidaristico [quasi cristiano], diventa sempre più fragile, mentre i diritti individuali prevalgono, e le scelte individuali (matrimonio gay, rifiuto della responsabilità sociale d’impresa…) hanno il sopravvento.

È ora che anche la chiesa cattolica riconosca questo dato di fatto e si consideri parte della società civile.

Portatrice di valori e comportamenti che si propongono non tanto allo Stato (che non ne vuol sapere e comunque non lo può attualmente perché non ha più un fondamento morale accettato) quanto ai cittadini in quanto tali. Si cercherà un visibilità sociale attraverso questi soggetti e non con l’appoggio dello Stato.

Quindi se uno Stato oggi riconosce i matrimoni gay, e domani reintroducesse, per es., la tortura giudiziaria, questi fatti andrebbero intesi come “servizi” richiesto democraticamente (anche se sbagliati moralmente! ). 

Visto così però lo Stato non ha più nulla di sacro. Basta con la sacralità della Patria, l’Altare della Patria, il sacrificio dei suoi figli, le cerimonie paraliturgiche…

Gli stessi Diritti Umani se fossero interpretati in questo senso libertario perderebbero il loro valore di “quasi sacralità trascendente” che hanno avuto per decenni, anche per noi cristiani.

E se i politici sono corrotti, egoisti, infedeli ecc. questo non ci toccherebbe più di tanto.

Non sono dei ‘santi laici’ ma dei semplici impiegati della più grande agenzia di servizi.

 

Questa mia posizione non sarebbe facile da sostenere pubblicamente, ma non varrebbe la pena di provarci a svilupparla, almeno come esperimento mentale e virtuale e per dare ad ogni avvenimento sociale il suo peso specifico e reale?

 

 



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